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GENDAI NO NIHONGO, il giapponese moderno che parlano tutti
icon7  view post Posted on 15/7/2004, 01:39Quote
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たまちゃん

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La scrittura giapponese si basa su due diversi sistemi di scrittura: kanji (lett. ‘segni cinesi’) da un lato e i sillabari fonetici detti kana (lett. ‘nome provvisorio’), ossia lo hiragana e il katakana dall’altro.

Lo hiragana è usato per scrivere le parti sintattico-funzionali del discorso (particelle, preposizioni, suffissi, ecc); mentre il katakana è usato per i gairaigo (lett. ‘parole che vengono da fuori’) ossia per le parole di origine straniera. Talvolta il katakana è usato anche per le onomatopee (soprattutto nei manga), per i nomi propri di persona non giapponesi, per alcuni linguaggi settoriali legati alle tecnologie, alla tassonomia scientifica (es. in botanica, nomi di fiori e piante) e ancora per questioni stilistiche, quando si vuole dare maggiore enfasi a certe parole: l’effetto stilistico è simile a quello di una sottolineatura o di una parola in grassetto. I kanji sono usati normalmente per scrivere le parti ‘significative’ del discorso, ossia sia i kango (lett. ‘parole cinesi’) ovvero parole di origine cinese, composte da due o più kanji, ma anche le parole di origine giapponese ossia i wago (lett. ‘parole giapponesi’).

Es.: NIHON è un kango; YAMATO è un wago, può essere scritto in kanji, ma di recente a livello stilistico prevale la tendenza a scrivere in hiragana le parole d’origine autoctona.

A questa prima triplice ripartizione, va aggiunto l’uso che la lingua giapponese pure contempla del romaji (lett. ‘segni latini’) ed ancora due varianti stilistiche dei sillabari kana: il furigana e lo okurigana.

Il furigana (lett. ‘kana appeso’) indica la modalità adottata dalla lingua giapponese per fornire la lettura dei kanji, ossia ponendo accanto ad essi (se si scrive in verticale) o sopra (se si scrive in orizzontale) dei piccoli caratteri hiragana (molto più raramente katakana, se si vuole veicolare, oltre alla lettura, anche un’idea di enfasi, sottolineatura del significato del kanji stesso o altri elementi extralinguistici o paralinguistici). Proprio perché indica la pronuncia, il furigana è chiamato anche yomigana (lett. ‘kana per la lettura’) ed è frequente (1) nei libri per bambini o più in generale nei libri di testo pensati proprio per persone il cui patrimonio conoscitivo in termini di kanji può essere limitato; (2) nei manga spesso a sottolineare elementi extra-linguistici come l’intonazione o la velocità dell’eloquio o il tono della frase (in questo caso il furigana può essere costituito da katakana); ed infine il furigana è usato sempre (3) per indicare la pronuncia dei nomi propri che risultano di difficile lettura per gli stessi giapponesi. Sotto un esempio di furigana usato con un proverbio e con un nome proprio:

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Romaji: ‘sen ri no michi mo ippo yori hajimaru’.
せんりのみちもいっぽよりはじまる
Traduzione: “Anche una strada di 1000 ri inizia con un passo”.
Ri è un’unità di misura pari a quasi 4 Km

user posted image Kato Shuichi 

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Un esempio di furigana verticale in un manga:
“Aah, nagareboshi”
(Ah, una stella cadente)

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Un altro esempio di furigana, posto in orizzontale, sotto due kanji in un’insegna che indica il nome di una stazione:
Kyodo eki

Dal periodo Meiji sino all’immediato dopoguerra, l’uso del furigana non è stato sottoposto ad una alcuna precisa convenzione stilistico-letteraria, né ad altri vincoli normativi; al contrario gli scrittori giapponesi hanno trovato nel furigana un utile alleato per la loro creatività con le parole:
1)con il furigana si possono suggerire nuove letture a parole composte, che sarebbe state pronunciate diversamente, in base alle norme ortografiche e fonetiche in uso.
Ad es. nel romanzo Fukai kawa (ふかいかわ, Fiume Profondo, 1996) ultima fatica letteraria di Endo Shusaku, il nome di una donna fra i personaggi protagonisti è Moira, scritto in katakana come tutti i nomi stranieri, ma con la glossa in furigana contenente la parola unmei (うんめい ,destino) e questo per trasmettere al lettore giapponese il riferimento mitologico alla Dea del Fato nella tradizione mitologica greca, la Moira o le Moire, secondo altre interpretazioni. In sostanza, si ha una grafia di questo tipo:

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2) Soprattutto nei testi d’epoca Meiji, dopo l’apertura al sapere occidentale, il furigana permetteva spesso di spiegare il significato di una parola straniera, riportata in romaji nel testo. Nomi come Italia Francia, ma anche Commodoro Perry venivano rese con kanji arcaici dal significato spesso oscuro e che sarebbero rimasti indecifrabili ai giapponesi se non vi fossero state le glosse in furigana. Ad esempio la parola ‘self-portrait’ poteva avere la glossa jigazo (autoritratto) scritta in hiragana o in kanji.

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oppure
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In altre parole il furigana era ed è un grande strumento per la ‘democratizzazione’ della scrittura in kanji, in quanto suggerendo la lettura, chiarendo il significato, consente una fruizione e leggibilità del testo maggiore. Non a caso il valore del furigana come strumento educativo nelle scuole è ancora oggi quanto mai necessario nel percorso di alfabetizzazione del singolo.
Ma quando nasce il furigana?
Secondo alcuni, le prime tracce di un uso in qualche modo precursore del furigana si trovano già nel Kojiki sotto forma di annotazione posta accanto ai toponimi o ai nomi di divinità giapponesi: in questo caso non essendoci un equivalente nella tradizione cinese, per scrivere questi nomi di luoghi o di dei, si usano dei kanji e se ne suggeriva la pronuncia annotando nel testo altri kanji di pronuncia nota e omofona. Ad esempio ‘tatsu’ たつ con il significato di drago, poteva essere annotato da ‘tatsu’ alzarsi, stare in piedi.
Questi antichi tentativi, precursori del furigana, ben ci dicono della difficoltà di maneggiare la scrittura cinese e di adattarla al contesto linguistico nipponico; il furigana vero e proprio nascerà però solo successivamente all’invenzione dei due kana. La teoria più accreditata vuole che i primi furigana compaiano come glosse scritte in katakana in testi sino-giapponesi (kanbun kundoku).
Dopo la II guerra mondiale, a fronte della notevole riduzione dei kanji, anche l’uso del furigana sembrava dovesse subire dei contraccolpi, essendo sempre meno necessario l’uso di glosse per una lingua che si andava orientando verso i kana. In realtà il furigana è ben lungi dal cadere in disuso, in quanto assolve ancora oggi un’importante funzione) decodificare la pronuncia dei nomi propri giapponesi, spesso scritti con combinazioni di kanji particolarmente arcaici) nel linguaggio dei fumetti il furigana esprime tutti quegli tratti sovrasegmentali o prosodici che accompagnano ogni realizzazione fonetica del linguaggio e che altrimenti andrebbero persi: tono, intonazione, accento, durata/velocità dell’eloquio

Lo okurigana (lett. ‘kana che accompagna’) è invece una modalità di impiego specifica soltanto dello hiragana, usato per le parti flessive del discorso (coniugazioni di verbi, flessione di aggettivi, particelle, avverbi, ecc). Lo okurigana viene usato soltanto con lessemi puramente giapponesi, ossia con quelle parole che, pur se scritte con i ‘segni cinesi’, hanno una loro lettura autoctona e presentano una lettura kun (kunyomi); lo okurigana è dunque la parte di hiragana che segue un kanji ed è una modalità che interviene quando un lessema viene reso dal kanji per la parte semantica (unità minima di significato, per molti versi identificabile con la ‘radice’ della parola) e dallo hiragana per la parte sintagmatico-funzionale.
Se prendiamo la parola italiana ‘bambini’, questa è suddivisibile in ‘bambin’ (parte semantica) a cui posso aggiungere il morfema ‘o’/’i’ (per il sing./plur. maschile) o il morfema ‘a’/’e’ (per il sing./plur. femminile), ma anche altri morfemi per costruire nuove parole come in ‘bambin–aia’, o ‘bambin-esco’.

Gli esempi sotto in giapponese dovrebbero chiarire il concetto:
E’ caldo (agg.) = atsui —あついい atsui
Kanji + hiragana ‘i
che indica presente dell’aggettivo.

Era caldo (agg.) = atsukatta —あつかった atsukatta
Kanji + hiragana ‘katta
che indica la forma passata dell’aggettivo.

Non è caldo (agg) = atsukunai —あつくないい atsukunaii
Kanji + hiragana ‘kunai’ che indica la forma negativa presente dell’aggettivo.

Non era caldo (agg) = atsukunakatta —あつくなかった atsukunakatta
Kanji + hiragana ‘kunakatta’ che indica la forma negativa passata dell’aggettivo.

Non è sempre immediata la distinzione fra questi due aspetti e può sorgere il problema di come dividere il lessema, individuando in modo corretto la parte semantica (radice) da quella sintattica (declinabile). E’ sempre utile il ricorso al vocabolario, per verificare qual è l’ortografia corretta.

Una pagina giapponese può dunque comprende ben 6 sistemi di scrittura differenti: kanji, hiragana, katakana, furigana, numeri arabi e lettere dell’alfabeto latino (romaji). Questa commistione armonica e funzionale di tutti questi sistemi di scrittura costituisce il fascino e la difficoltà della lingua giapponese. Per ogni sistema di scrittura esiste uno specifico ambito di applicazione e i ruoli svolti non sono affatto interscambiabili. E’ necessario dunque conoscere non solo il sistema segnico ma anche il suo uso contestualizzato nella lingua. Inoltre, poiché la spaziatura in giapponese non è fra le parole, ma fra le frasi ed i periodi (wakachigaki わかちがき, la separazione fra parole, che manca in giapp.), l’uso di questo o quel sistema segnico chiarifica visualmente la fine delle parole, indicando desinenze e terminazioni del discorso.

Edited by yurippe_watanabe - 15/10/2004, 00:28
 
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view post Posted on 28/7/2004, 10:46Quote
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たまちゃん

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Il Nihon-go, parlato da più di 130 milioni di persone, è al decimo posto tra le lingue più parlate del mondo. Il giapponese standard, che si insegna nelle scuole ed è parlato dagli annunciatori televisivi, è noto come koku-go, che letteralmente significa lingua nazionale.

Il vocabolario giapponese è composto di parole invariabili (taigen), variabili (yogen),e particelle (teniwoha), usate come suffissi, che assolvono le funzioni grammaticali e sintattiche. Pertanto, sotto l'aspetto morfologico, il giapponese rientra tra le lingue gluttinanti, nonostante l'uso particolarmente specializzato dei suffissi tenda a farne una lingua di tipo flessivo.

In epoca storica la lingua giapponese subì l'influenza di quella cinese, di cui adottò la scrittura ideografica adattandola però alla lingua indigena. Mentre però l'ideografia era un sistema di scrittura adatto ad una lingua come il cinese , il giapponese aveva la proprietà di aggiungere alle radici verbali e nominali un certo numero di suffissi. Si rendeva perciò necessario indicare le particelle, desinenze, ecc., che mancavano nel cinese con segni di valore esclusivamente fonetico. Il problema fu dapprima risolto con l'adozione di caratteri cinesi usati solo con valore fonetico (manyogana); poi verso il IX secolo entrò in uso un alfabeto sillabico composto di 48 segni o " kana ", che erano semplificazioni di altrettanti ideogrammi e che naturalmente non servivano solo a trascrivere le particelle ed i suffissi ma anche le voci che non figuravano nel vocabolario cinese.
Successivamente furono introdotte due forme di " kana ", i " katakana " e i " hiragana ": i primi usati soprattutto per la trascrizione di nomi stranieri, i secondi per indicare le desinenze e i suffissi grammaticali o per indicare l'esatta lettura degli ideogrammi (furigana).

Le difficoltà di lettura derivano, oltre che da comprensibili ragioni mnemoniche, dal fatto che gli ideogrammi potevano essere applicati tanto le parole equivalenti nel lessico giapponese quanto i fonemi originali cinesi. L'unica riforma effettiva della scrittura è stata la riduzione progressiva del numero degli ideogrammi in uso e la semplificazione delle loro forme nei documenti e nelle pubblicazioni a vasta diffusione. Nel secondo dopo guerra, infatti, il governo ha stabilito che gli ideogrammi di uso comune, detti " toyo-kanji ", fossero 1850 e solo una parte di questi, precisamente 881, fossero oggetto di insegnamento nelle scuole elementari. Le riforme non hanno però riguardato solo la scrittura ma anche la lingua. Lo spiccato regionalismo ha favorito il fiorire di una grande varietà di idiomi e dialetti che si sono sviluppati anche grazie alla mancanza , fino al secolo scorso, di una vera e propria lingua nazionale. In seguito l'adozione del dialetto di Tokyo come lingua nazionale ha attutito la frattura che si era determinata nei secoli fra le parlate locale la lingua scritta, rimasta per lo più al linguaggio cinese.

LE TABELLE DI HIRAGANA E KATAKANA
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Edited by yurippe_watanabe - 15/10/2004, 00:28
 
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AMORE - BUSHIDO - KOKORO (sentimento) - HIGASI (est)
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TORI (uccello) - USAGI (lepre) - UTUKUSHII (bello) - IDEOG. CULTURA - KAMIKAZE
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Edited by yurippe_watanabe - 15/10/2004, 00:27
 
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view post Posted on 9/9/2004, 12:07Quote
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たまちゃん

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ecco un altro esempio di kanji
si legge cosi:

...................................

Edited by yurippe_watanabe - 15/10/2004, 00:27

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Brevi cenni sulla lingua giapponese
Trascrizione delle parole giapponesi
La scrittura della lingua giapponese

Altri siti:
Linguistica giapponese (da Giappone Giappone)
Breve introduzione alla grammatica giapponese (in italiano).
Linguistica (da Nipponico)
Serie di articoli che trattano di vari argomenti relativi alla lingua giapponese (in italiano).
Japan on Web - Lingua
Elenco di links relativi alla lingua giapponese (la descrizione dei siti è in italiano, ma i siti stessi spesso non lo sono).
Giapponese (di Parvati V)
Informazioni essenziali sulla lingua e sulla scrittura giapponese (in italiano).
Corso di giapponese
Corso gratuito on-line di lingua giapponese, a cura di Fujikai - Associazione culturale italo giapponese (in italiano).
Cultura giapponese: lingua e scrittura
Note sul metodo di scrittura del giapponese, a cura di NaMi - Il Giappone e Milano

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io attenderò il momento in cui di nuovo
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sussurra appena il mio nome nel tuo cuore
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view post Posted on 25/10/2008, 21:15Quote
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CIISAI RYU

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questo forum è stupendo (*o*)

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view post Posted on 3/11/2008, 00:08Quote
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たまちゃん

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hehehe
lo ho costruito in un sacco di tempo ^^

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